Alla Scoperta delle Matite Colorate
- Laura Longoni

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min

Le matite colorate sono il principale strumento che si impara a conoscere fin da bambini per colorare.
Ne esistono di varie tipologie, da quelle più scolastiche ed economiche fino ad arrivare a quelle professionali o per artisti molto più costose ma molto più ricche in termini di pigmento contenuto.
In questo post troverete una breve descrizione di questo meraviglioso strumento in termini di componenti, tipologie e consigli su come scegliere quelle più adatte alle nostre esigenze.
I componenti delle matite colorate
I componenti principali delle matite colorate sono sostanzialmente due: la mina (formata a sua volta da legante e pigmenti) e il rivestimento in legno.
La mina
La mina è l’anima della matita colorata ed è composta da una miscela di pigmenti (che danno il colore), un legante (cera od olio) ed una serie di sostanze supplementari come filler e additivi per facilitarne l’utilizzo e la conservazione nel tempo.
Il diametro della mina può variare da 3 mm a 5 mm ed una buona matita colorata si contraddistingue per la quantità di pigmento in essa contenuto (maggiore il pigmento maggiore il colore rilasciato sulla carta e migliore il risultato) e dal posizionamento della stessa all’interno del rivestimento esterno: affinché la mina sia protetta e la matita sia facile da temperare la mina dovrà trovarsi al centro esatto del rivestimento.
I pigmenti
I pigmenti sono le polveri che danno il colore alla matita.
Nel caso di colori normali vengono utilizzati pigmenti ad assorbimento sia provenienti da materie prime naturali che ricreati in laboratorio (ad esempio per sostituire materiali dannosi per la salute come il cadmio da cui si ricavavano in passato il giallo, l’arancione o il rosso).
Nel caso di matite con effetti metallici, le mine possono contenere sia pigmenti metallici che polvere di MICA che regalano alla mina l’effetto metallico che riflette la luce.
Il legante
Il secondo componente fondamentale nelle matite colorate è il legante che tiene insieme il pigmento per creare la mina. Questo legante è formato da due componenti oleosa e cerosa e, a seconda del componente dominante, la matita finale viene considerata a base oleosa o cerosa.
Il legante a base oleosa tende a rende più rigida la mina rendendo la matita più adatta per creare dettagli definiti e favorendo l’apposizione di più strati di colore. Le matite Faber-Castell Polychromos o le Caran d’Ache Pablo sono due esempi di tale tipologia.
Il legante a base cerosa, al contrario, dà alla mina un aspetto più morbido e favorendo la stesura del pigmento sul foglio con maggiore saturazione. Grazie alla cremosità è più semplice creare gradienti uniformi con meno strati di colore. Le matite Caran d’Ache Luminance e le Prismacolour Premier sono a base cerosa.
Il rivestimento esterno
Il rivestimento esterno, definito anche “corpo”, ha il compito di proteggere la mina e permetterci di stendere il pigmento in essa contenuto. Il materiale più utilizzato per la produzione del corpo è il legno di cedro, molto facile da lavorare, ma anche abbastanza costoso. Tale materiale viene poi rifinito con una lacca a base d’acqua che riprodurrà il colore della mina e sul quale verranno poi incise altre informazioni come la marca, il nome del colore, il numero, ecc.
Come riconoscere matite colorate di qualità
I parametri principali per definire la qualità di una matita colorata sono:
Ratio Pigmento/legante
Maggiore il pigmento maggiore sarà la qualità della matita e. Solitamente matite professionali o per artisti come le Faber-Castell Polychromos o le Caran d’Ache Luminance presentano una pigmentazione più alta rispetto alle normali matite ad uso scolastico.
Mina perfettamente centrale
una mina posizionata al centro della matita è una mina che viene protetta in modo ottimale dal rivestimento e presenta una maggiore stabilità nell’utilizzo. Inoltre, il posizionamento centrale rende possibile temprarla fino ad ottenere delle punte molto affilate.
Grado di resistenza all’esposizione alla luce (Lightfastness)
Questo è uno degli aspetti fondamentali da considerare nel momento in cui si acquistano materiali artistici, soprattutto quando si ha intenzione di vendere le nostre opere create.
In generale, le matite (e tutti i materiali artistici contenenti pigmenti) se esposti alla luce tendono a sbiadire col tempo, quindi è molto importante utilizzare dei materiali che garantiscano un certo grado di resistenza alla luce diretta.
Le matite professionali per artisti solitamente vengono testate attraverso diversi metodi per verificare la resistenza del pigmento dopo una prolungata esposizione al sole a garanzia che l'opera rimanga inalterata nel tempo.
I metodi più utilizzati sono:
Blue Wool Scale
Con questo metodo il grado di sbiadimento dei singoli colori dopo sei mesi di esposizione al sole viene confrontato con un campione di lana che presenta varie gradazioni di blu chiamato Textile Fading Card. In base al grado e alla velocità con cui il colore comincia a sbiadire, al colore viene attribuita una classificazione che varia da BW1 (pessima resistenza alla luce, rapido sbiadimento) a BW8 (ottima resistenza alla luce, tempi di sbiadimento lenti se non assenti).
ASTM D6901
Con questo metodo il grado di sbiadimento dei singoli colori viene analizzato sottoponendo i colori a due test separati (uno con esposizione alla luce naturale attraverso un vetro e l’altro in un ambiente riprodotto in laboratorio in cui i colori vengono testati per l’esposizione ai raggi UV in particolari condizioni). I risultati vengono poi elaborati scientificamente e in base al grado di sbiadimento viene attribuita una classificazione che varia da LV1 (eccellente resistenza alla luce) a LV V (pessima resistenza alla luce)
Progetti in cui sono stati utilizzate matite con un alto grado di lightfastness potranno resistere inalterati (o con modifiche minime o assenti nella brillantezza), anche per 100 anni se esposti alla luce in condizioni da museo.
Per approfondimenti su tale tema è interessante l’articolo di Sarah Renae Clark in cui vengono spiegati nel dettaglio i singoli metodi.
Quante tipologie di matite esistono
Una prima categorizzazione viene fatta in base al grado di pigmentazione e al modo in cui i materiali sono stati lavorati in matite ad uso scolastico e matite per artisti: le prime, meno costose, sono meno pigmentate, la lavorazione è più semplice con materiali di minor pregio e non sono testate per la lightfastness.
Una seconda suddivisione può essere fatta in base al tipo di legante con cui vengono prodotte le mine. In tal caso si possono avere matite a base cerosa (più morbide) o a base oleosa (più dure, ma ottime ad esempio per disegnare dettagli).
Una terza tipologia sono le matite che possono ricreare un particolare effetto. In questo senso abbiamo ad esempio matite metalliche che contengono pigmenti metallici, matite neon, matite arcobaleno (matite che al loro interno contengono una mina con più colori).
Un’ultima classificazione può essere fatta in base al loro utilizzo. Si possono avere infatti matite che si usano solo a secco, acquerellabili (il cui colore si scioglie al contatto con l’acqua) e pastello (in tal caso si tratta di pastelli che si possono utilizzare come matite.)
Spero che questo post vi sia piaciuto e che via abbia fatto luce su importanti aspetti legati all'uso delle matite.
Grazie per aver letto. Se vi è piaciuto il post, lasciate un like, un commento e non dimenticate di seguirmi sui Social.
Laura

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